Il drago Tarantasio di Franco Gallerani con introduzione di Mariagrazia Santaniello Ghezzi

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ANFIBIOantelami

Anfibio di Benedetto Antelami dal Bestiario del Battistero di Parma 1230

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L’animale inaddomesticabile
introduzione di Mariagrazia Santaniello Ghezzi

ZioFrank ci racconta di un Drago, nato in un mito ormai perso nella notte dei tempi ma vivo nel folklore; racconta la storia recente, e le credenze, legate al lago Gerundo e al Drago Tarantasio. Che c’entra la storia di un Drago con i Malapizzica? Per cominciare occorre dire che, come questo Drago, il gruppo dei Malapizzica affonda le proprie radici in culture apparentemente molto lontane fra loro. Da un lato, le culture sorelle del sud Italia contadino e pastorale, il sud benedetto dal sole ma fiaccato da un durissimo lavoro per vivere, e pure portatore della grandiosa e antica tradizione coreutico-musicale mediterranea. Dall’altro, la cultura e le atmosfere di una Milano quasi scomparsa e per nulla da bere, ricca di una fortissima tradizione prima contadina e poi operaia, riservata e seria come i lunghi mesi invernali.
La Milano dove il Gruppo dei Malapizzica è nato e cresciuto
basando la sua aggregazione sull’anima popolare e appassionata del nord, quella che si occupa di sociale e vive la solidarietà ai diseredati in tutte le sue possibili manifestazioni. Anche il Drago, dall’illuminante nome Tarantasio, affonda le sue radici nella tradizione della nebbiosa val padana, ma allo stesso tempo è parente del ragno che pizzica nel profondo sud: è il male nascosto e temuto, quello che si manifesta anche nel serpente mostruoso delle tradizioni nordeuropee. E’ l’animale inaddomesticabile che da sempre rappresenta il male oscuro ricacciato nell’inconscio collettivo: lì diventa diabolico, ancor prima diventa (non a caso) “capro” espiatorio di tutte le disgrazie, raffigurato così perché (e questo è un principio universale) la condizione umana, quando è difficile e misera, può “mangiarti” spaventosamente la vita. Tutto questo sanno cantare i Malapizzica.

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Il Drago Tarantasio del lago Gerundo

di Franco Gallerani

Giovan Battista Crespi detto il Cerano (1573-1632) uno dei più grandi artisti attivi a Milano durante il cardinalato di Federico Borromeo

 

Difficile pensare che il draghetto scolpito sul paraste destro della porta centrale del Duomo di Milano sia il mitico drago Tarantasio che, fino quasi al 1300 infestava il lago Gerundo producendo danni e lutti tra gli uomini e gli armenti tra le province di Milano, Bergamo, Lodi e Cremona.

schizzo di Stefania Sforza per la ricerca di un logo malapizzica

Possibile che il draghetto estremamente pacifico e vegetariano, che sta mangiando alcune foglie, diventi poi il terrore serpentiforme che finirà nello stemma di Milano perché ucciso da Umberto Visconti a Calvenzano? Proprio a Calvenzano, vicino a Cassano d’Adda, costruirono una muraglia per difendersi dal mostro e un po’ più in la, verso est, a pochi chilometri sulla strada per Treviglio c’è ancora la Cascina Taranta, edificata probabilmente in memoria del mostro… Alla faccia dei leghisti che si ritrovano la “taranta” pure qua.

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.Il lago Gerundo

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Il lago Gerundo era una grande distesa d’acqua la cui portata variava nei secoli a seconda delle opere di canalizzazione e  di bonifica probabilmente effettuate già al tempo dei romani e nel medioevo, soprattutto dai monaci benedettini. Alimentato dalle piene dei fiumi Adda, Oglio, Lambro e Serio, era In parte una immensa palude inospitale e malsana ma, in alcune zone, ed in alcune epoche, era anche navigabile e pescoso. In seguito però alle invasioni barbariche ed alla caduta dell’impero romano, la zona diventò nuovamente soggetta a frequenti alluvioni causate dall’abbandono delle opere di bonifica. Prima di elencarvi le leggende, occorre spiegare però come e dov’era il famoso Lago Gerundo che si estendeva  fin quasi ai confini della provincia di Milano. Cominciava  a nord nei pressi di Brembate,  scendeva a Vaprio, Cassano, Rivolta d’Adda, Lodi e giù fin quasi al Po tra Piacenza e Cremona.. Risalendo sulla riva destra cremonese e bergamasca, lambiva i territori di Soresina, Soncino, Romano e  Caravaggio, poi su fino a Gera d’Adda per poi ritornare a Brembate. Nel bel mezzo della palude c’era l’isola Fulcheria (da Fulcherio capitano longobardo) con la città di Crema. Si hanno notizie del lago fin dall’epoca romana e, tra l’altro sulle sue rive, nel 218 a.c. ci passò pure Annibale Barca, il cartaginese che sconfisse i romani  di Publio Cornellio Scipione nella battaglia del Trebbia a pochi chilometri da Piacenza. Per la cronaca Scipione,  si prese poi la rivincita finale nel 202 a.c. nella battaglia di Zama, guadagnandosi l’appellativo di Africano, ma questa è un’altra storia…

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.Le leggende

 Di leggende su Tarantasio ce ne sono parecchie, la più antica inizia con la morte di Sant’Ambrogio nel 397, Milano è assediata da un drago che occupa una grotta sita fuori porta, dove c’era la chiesa di San Dionigi nei Giardini Pubblici di Porta Venezia, poi abbattuta per costruire il Museo Delle Scienze Naturali. Dopo numerosi tentativi di vari cavalieri, finiti male, ci pensa Umberto Visconti ad uccidere il mostro che stava per mangiarsi un bambino ed il biscione diventa il marchio dell’Alfa Romeo, di Mediaset e finisce piano piano fin sulle magliette dell’Inter.

 

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Nel 565  San Colombano, frate irlandese, con le sue preghiere ed esorcismi convinse il mostro di Lock Ness a rimanere nascosto per sempre. Successivamente dopo aver girovagato e costruito numerosi monasteri in Francia, raggiunge nel 610 Milano e prima di costruire il suo ultimo monastero a Bobbio, su richiesta del re longobardo Aginulfo,  accettò di occuparsi dell’eliminazione del mefitico drago del lago Gerundo. Si narra che San Colombano, con una mossa rapidissima, benché settantenne, si scansò dall’attacco del drago e riuscì ad accecarlo con il suo bastone. Tarantasio, ritiratosi nel lago, fu  poi ritrovato morto sulla riva. Successivamente squartato, le sue ossa si poterono contemplare in numerose chiese dell’area del lago.

Il Tarantasio di Ulisse Androvaldi, naturalista del 1500. Nella classificazione dei draghi, sarebbe una viverna, cioè un serpentiforme con due zampe e due ali

 

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San Cristoforo di Tiziano Vecelio 1523

Il 1° gennaio del  1300, in seguito ad una fortissima inondazione ed ai ripetuti attacchi del mefitico drago che era causa di epidemie di febbre gialla, il vescovo di Lodi Bernardino Tolentino, dopo tre giorni di processioni, preghiere e suppliche al Signore e anche a  San Cristoforo, ottenne la grazia! Il lago si prosciugò e fu ritrovata la carcassa del drago morto. C‘è poi la versione della stessa leggenda con protagonista San Giorgio… Ritrovano Tarantasio  incastrato nei ruderi di una chiesa dedicata al santo, riemersa con il prosciugamento del lago. Grandi festeggiamenti in suo onore e restauro della chiesa.

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Anche Barbarossa, nemico dei milanesi ed amico dei lodigiani risulta essere l’uccisore di Tarantasio ma la leggenda è poco gettonata forse perché alla fine Lodi fu conquistata  e Barbarossa sconfitto nella famosa battaglia del carroccio il 29 maggio 1176.

Federico Barbarossa

 

C‘è anche la credenza popolare che Tarantasio fosse la reincarnazione malefica del feroce Ezelino da Romano, ghibellino, vicario imperiale e genero dell’imperatore Federico III. Ezelino era talmente cattivo che fu anche scomunicato, torturatore e massacratore, governava le province di Brescia,  Verona,  Vicenza, Belluno e Trento ed in seguito anche di Padova, dove ebbe a che fare anche con Sant’Antonio il quale lo implorò, inascoltato, di risparmiare le famiglie padovane che avevano difeso la città contro di lui.
I capostipiti furono uccisi, le loro famiglie, compresi bambini e servitori, furono murati vivi nelle prigioni e i giovani furono arruolati a forza nell’esercito.
Ci pensarono poi i milanesi ed i loro alleati, sia guelfi che ghibellini, una volta tanto assieme, a farlo fuori nella battaglia di Cassano d’Adda il 27 settembre del 1259. Fu sepolto a Soncino in un luogo segreto e dalle sue ceneri maledette nacque il nostro Tarantasio. Ezzelino viene anche citato da Dante nella Divina Commedia nel canto XII dell’Inferno, dove lo colloca sommerso in un fiume di sangue: « e quella fronte ch’a il pel così nero, / è Azzolino… »

Oscar Wilde lo cita ne Il ritratto di Dorian Gray nel capitolo 11:

«Ezzelin, whose melancholy could be cured only by the spectacle of death, and who had a passion for red blood, as other men have for red wine– the son of the Fiend, as was reported, and one who had cheated his father at dice when gambling with him for his own soul; »
«Ezzelino, la cui malinconia poteva essere curata solo dallo spettacolo della morte, e che aveva una passione per il sangue, come altri uomini l’hanno per il vino rosso — Era considerato Il figlio del diavolo: uno che aveva imbrogliato suo padre a dadi giocandosi  la sua stessa anima;»

Ezelino da Romano III

 

Sempre Ezzelino, tra l’altro, è quello che smette di fornire il preziosissimo marmo rosa di Verona per completare il Battistero di Parma per sopraggiunti fortissimi contrasti politici tra le due città.

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Il Battistero di Parma con le formelle dello zooforo.

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Sulle tracce del drago

Sono tanti gli aneddoti e le testimonianze che parlano della presenza del drago Tarantasio, suffragate anche da diversi ritrovamenti di reperti ossei tuttora conservati in numerose chiese intorno al lago. Reperti archeologici di animali preistorici e, in altri casi, costole appartenenti a balene, rinoceronti ed elefanti, probabilmente importati da pellegrini in dono ai santuari. Altre cause che giustificano la leggenda di Tarantasio sono probabili avvistamenti di grossi storioni che apparivano alla popolazione locale piuttosto minacciosi e serpentiformi, di coccodrilli importati sul fiume Serio (sul serio) che si erano adattati a viverci per qualche tempo. Gli acquitrini del Gerundo rendevano l’aria malsana che provocava numerose vittime per malaria e gli abitanti incolpavano il pestifero Tarantasio che diventa capro espiatorio di tutte le disgrazie … Anche l’alito pestilenziale del drago ha una spiegazione scientifica: era dato dalla presenza di gas naturali dovuti al terreno formato da depositi alluvionali stratificati, costituiti da sedimento paludoso molle con residui fossili. Ed è  proprio qui che nel 1952 l’AGIP trova dei grossissimi giacimenti di gas metano e l’ENI si inventa come logo il famoso cane a sei zampe che non è altro che il nostro fantastico drago Tarantasio.

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Ente Nazionale Idrocarburi

Il drago a Milano è un po dappertutto ma non ci facciamo caso, per esempio alle fontanelle “Al Drago Verde” dove da bambini, per scherzo, offrivamo da bere agli amici.

il Drago Verde

il Drago Verde

 

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Il risveglio del drago Tarantasio

Il drago Tarantasio  è stato avvistato e “sentito” ultimamente in due occasioni, l’11/09/16 nella zona di Cornegliano Laudense a 5km da Lodi, e  il 1/12/16 a San Nazzaro de Burgundi alla raffineria Eni in provincia di Pavia.
Vedi il link dell’articolo de IL GIORNO/LODI di Carlo D’Elia e del comunicato ufficiale dell’Eni qui sotto nelle Fonti principali.
Sempre piu difficile il controllo della bestia da parte dei suoi domatori.
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Bibliografia:

Mosca Maurizio (2000) Mostri dei laghi.

Gilberto Oneto  (2002) Paesaggio e architettura  delle regioni padano-alpine dalle origini del primo millennio.

Louis Charbonneau Lassay ( 2000) Il bestiario del Cristo.

Paolo Galloni (1998) Il Sacro Artefice – Mitologie degli artisti medioevali.

Nuova Enciclopedia Popolare (1845) Dizzionario generale  Tomo Quinto  Giuseppe Pomba e comp Editori Torino.

Fabio Conti (2016) Lago Gerundo tra storia e leggenda.

Carlo D’Elia (11 settembre 2016)
Il Giorno >Lodi > Cronaca  Stoccaggio gas a Cornegliano Laudense, le famiglie protestano: “Qui come la Terra dei fuochi”.

Letteratura attinente:

Luigi Barnaba Frigoli (2013) La Vipera e il Diavolo – romanzo – Meravigli

Emanuela Vacca (2016) Vanina la Zoppa Processo alle streghe in Martesana – Meravigli.

Fonti principali:

http://it.wikipedia.org/wiki/Tarantasio

http://it.wikipedia.org/wiki/Lago_Gerundo

http://it.wikipedia.org/wiki/Ezzelino_III_da_Romano

http://it.wikipedia.org/wiki/Benedetto_Antelami

http://www.criptozoo.com/

http://www.cicap.org/new/stampa.php?id=102116

http://www.crsoresina.it/soresina/storia/lago_gerundo.html

http://www.ilgiorno.it/lodi/cronaca/cornegliano-gas-protesta-1.2500113

https://www.eni.com/it_IT/media/news/Eni_incendio_impianto_EST_Raffineria_Sannazzaro_in_fase_di_spegnimento.page

 

Le immagini sono quasi tutte tratte da Wikipedia ma se per errore ne ho inserito qualcuna coperta dal copyrigth, segnalatemelo che provvederò immantinente ad eliminarla.

Ciao ziofrank

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ziofrank sul lato destro della porta centrale del Duomo di Milano.
Foto Sergio Dondi