1° maggio 2011 “Il Giorno” di LUISELLA SEVESO

IL GIORNO – SPETTACOLI E SOCIETA’

DOMENICA 1 MAGGIO 2011

 I tarantolati che tennero sveglio il Senatùr

Irruzione delle danze terrone nella piazza di Gemonio con un concerto fuori programma.

di LUISELLA SEVESO

Qualche sera fa, proprio davanti alla casa di Umberto Bossi a Gemonio, è successo qualcosa di irrituale in territorio lumbard: decine e decine di ragazzi hanno ballato fino allo sfinimento pizziche e tarante, danze che più “terrone” di cosi non si può.
Ma sull’esito travolgente del loro concerto i Malapizzica non avevano dubbi: quando il tamburo si fa ossessivo, con la chitarra battente, muoversi è inevitabile.
Lo sapevano bene  gli antichi che usavano questi ritmi per le feste ma anche per “curare” donne che, sfinite da una vita di stenti, erano sprofondate in una sorta di depressione isterica (la storia del ragno che le pungeva nei campi provocando la pazzia era una comoda fantasia).
Le tarantolate si “risvegliavano” grazie al ritmo cadenzato che le forzava a riappropriarsi del corpo attraverso la danza.
Rocco, salentino di Castrigniano dei Greci, di professione educatore, è il mandolinista e la voce leader dei Malapizzica.
L’altra anima mediterranea è quella di Rosa, di San Giuseppe Vesuviano, cresciuta alla scuola della Tammurriata, il “canto sul tamburo”.
Lei, che nella vita fa la barista, è la maestra della chitarra battente e delle percussioni.

Rocco che strumenti servono ancora per questa musica?
“Il violino, che dà una nota dolce, che per noi lo suona Carlo, matematico e docente nella scuola di un Cpt e l’organetto che è affidato al marito di Rosa, Antonio, “posteggiatore” e interprete della canzone napoletana.
La formazione sarebbe completa, ma noi abbiamo anche Franco, insegnante di nuoto, bluesman che suona uno strumento di origine greca, il bouzuky, Stefania, grafica al canto, alla chitarra ed alle castagnette e Domenico, altro insegnante di nuoto, al contrabbasso”.

Sul vostro sito (www.malapizzica.it) si legge che il vostro incontro è stato particolare.
“E’ stato nel 2006.
Io e Franco abbiamo suonato insieme per molto tempo negli anni 70.
Poi ci siamo persi e ritrovati come succede.
Anche Rosa e Stefania suonavano gia insieme.
Un amico che insegna ai detenuti di San Vittore ci ha chiesto di organizzare un concerto al V raggio. Li ci sono detenuti con pene pesanti, gente rinchiusa da anni.
Su questo progetto ci siamo incontrati. C’è stato subito un sentire comune, perchè per noi è stimolante lavorare in ambienti difficili (anno suonato in case occupate, centri sociali oltre che in locali importanti, feste in piazza, circoli Arci ndr), e quel concerto è stato indimenticabile.

Come è andata con il ballo?
“Suonavamo nel corridoio, chi aveva il permesso era fuori dalle celle, tutti seduti sulle sedie. Non si potevano alzare naturalmente, ma si dimenavano lo stesso.”Se vidi ca se cotula lu pede, Quiggiu e lu segnu ca vole ballare”, e i piedi si muovevano tutti.
Si percepiva la sofferenza, ma quel segno ci emozionava.”

Quanto durano i vostri concerti? A Gemonio 3 ore.
La durata è variabile, ci sono pezzi di 20 minuti e noi in repertorio ne abbiamo 40. Cominciamo con “il canto alla stisa”, che è un canto di richiamo dei contadini per scaldare le voci. Poi partono le Pizziche come il “canto alla fontana” che è ritmato sulla pompa che preleva l’acqua per innaffiare le vigne. Poi si va avanti con il ritmo ripetitivo, ipnotico, terzinato. Mescoliamo Pizzica e Tammuriata.
Ad un certo punto serve un’interruzione e allora facciamo qualche canzone d’amore lenta, leggiamo qualche poesia, qualcuno racconta storie antiche del sud. Poi si riparte.”

Ma il pubblico sa ballare o si muove a casaccio?
“C’è chi sa ballare bene, tra l’altro noi teniamo dei corsi di ballo, dove insegnamo anche i movimenti di corteggiamento, perche fondamentalmete per la pizzica (a parte quella di guarigione) o per la tammurriata, di quello si trattava. Comunque la pizzica è fatta di un saltello e di un controsaltello  fondamentalmente, quindi è facile.”

Come vi spiegate il ritorno di moda di una musica cosi antica e particolare?
“Molto ha fatto la “Notte della Taranta” il festival che si tiene a Melpignano che l’ha rilanciata tra i giovani che vanno in vacanza in salento. Per noi però non è questione di moda. Noi vogliamo tenere viva la tradizione della musica popolare così com’è e portarla in lombardia. Siamo per la fedeltà al racconto, a una musica che riscalda e riallaccia i rapporti umani. La pizzica è terapia, salverà il cuore di Milano”.